Elena

Elena

Elena: il giorno più bello è il giorno più brutto - Parte 1

(A – Alessia) – Con Elena ho dovuto unire i puntini per comporre un disegno che in un primo momento non vedevo proprio. Nel tempo mi sono arrivati diversi indizi: prima uno scambio di messaggi in cui l’avevo percepita preoccupata, poi quelle occhiate tra lei e sua madre quando ci siamo incontrate, uno scambio di sguardi impercettibile quando ho parlato del mio progetto “Donne eccezionali” e infine quella cicatrice al seno che fuoriusciva dal costume… come ho fatto a non capire prima, già a partire dal primo messaggio? – mi sono detta -. Ma di fatto, conoscendola, per me era impensabile associare la solarità e tutta l’energia di Elena alla malattia. Questi due concetti, Elena e la malattia, erano e sono ancora un accordo stonato nella mia testa; ma a quel punto ho chiesto e lei mi ha detto: “Circa un anno fa, nello stesso giorno – quel tremendo e assieme fantastico 22 luglio -, ho scoperto di avere un tumore e di aspettare un bambino”. 

E lì, oltre a restare basita, mi sono ribalzate alla mente le parole di sua madre, che quasi non avevo percepito la sera prima: “Anche tu staresti bene nel libro di Alessia”. Ed eccoci qua.

(E – Elena) – Ho accettato di raccontarti la mia storia perché a mio avviso serve. A me sarebbe servito! Appena saputo della diagnosi mi sono messa alla ricerca di storie come la mia, di storie che mi dessero una speranza, storie di donne nella mia stessa condizione che ce l’avevano fatta… il cui bambino ce l’avesse fatta! In quei momenti ne hai bisogno, un assoluto bisogno: “Capisci?”. Io, in cuor mio, cercavo delle certezze, quando dal punto di vista clinico e medico queste certezze nessuno può dartele. In ogni caso sapere che qualcun’altra c’era riuscita a vincerlo e a superarlo, sarebbe stato importantissimo per me.

La paura come convivente

(A) – Ad oggi “ne sei uscita” ma vieni comunque tenuta sotto controllo. Giusto?

(E) – Si. Alla visita, ogni volta, è un batticuore. In testa c’è sempre: “Ma sarà stato eliminato completamente con l’operazione? Nonostante tutte le terapie, ci sarà una ricaduta?”. Nei soggetti molto giovani c’è la possibilità che questo accada. A mia madre non è successo, ma nel mio caso può esserci questa possibilità. Ho conosciuto due ragazze della mia età che hanno avuto una ricaduta e l’idea di dover riaffrontare la cosa un’altra volta mi sconvolge. Vivo nel terrore che possa accadermi di nuovo. La prima volta ti dici che l’hai superata, che “è fatta”, ma se ricapitasse…

La paura più grande è legata non tanto alle cure che si devono affrontare, ma al pensiero di mia figlia. Il sopportare ancora gli effetti collaterali delle terapie – che ti annientano fisicamente – è molto duro da pensare, ma guardare Luce crescere e domandarmi se sarò presente il suo primo giorno di scuola, se conoscerò il primo fidanzato, se potrò consigliarle l’università, se ci sarò per andare a trovarla quando studierà al college statunitense o ovunque voglia andare, il pensiero di non esserci quando sceglierà il suo primo appartamento… questo è ancora più duro! 

Non ti rendi conto fino in fondo dell’importanza della tua famiglia di origine, del fatto di aver avuto sempre delle figure accanto, quella della mamma e del papà, fino a quando non ne hai veramente bisogno. Se non ci fossero stati i miei genitori e il mio compagno, ovviamente, probabilmente l’avrei vissuta in maniera diversa, sarebbe stata molto più pesante senza la loro vicinanza, senza la loro presenza e incoraggiamento; pertanto, mi rattrista molto il pensiero di poter non esserci quando avrà una criticità e non saprà a chi rivolgersi… difficile liberarsi di questi tarli che ti entrano in testa.

Non solo coincidenze

(A) – Come l’hai scoperto?

(E) – È successo paradossalmente in un periodo molto bello della mia vita: avevo appena ricevuto un aumento retributivo e di livello lavorativo. Finalmente potevo gestire il mio lavoro più agevolmente: una parte in smart working e una parte delegata ai miei collaboratori che avevo formato e reso autonomi. Insomma, mi ero ricavata una maggiore flessibilità e autonomia nella gestione di certe attività e avevo finalmente del tempo da dedicare a me stessa, per tornare in palestra e per tutte quelle attività che avevo accantonato da diversi anni e che desideravo riprendere.  

Anche come coppia eravamo molto affiatati e ci stavamo concedendo: escursioni, giri in bicicletta, aperitivi, cene, il week end fuori, la vacanza a Dubai, in Turchia, la valigia sempre pronta… mi ero quindi riappropriata della mia vita e questo aveva fatto scattare anche quel meccanismo per cui l’autostima aumenta, così come la voglia di fare. Poi c’era l’estate che stava arrivando…insomma, proprio un bel periodo! Forse è proprio in certi momenti che arrivano queste cose: magari sei più forte per affrontarle!? Ecco, anche questo me lo chiedo: “Chissà perché è arrivato proprio in quel momento?”.

Ricordo che era stata convocata una riunione di lavoro importante e nello stesso giorno avrei avuto una visita medica di controllo. Ho detto al mio capo che sarei stata alla riunione. Lui mi invitava a non rimandare il mio appuntamento, ricordandomi che la salute viene prima del lavoro (un uomo molto sensibile all’argomento), ma io, da brava stacanovista, ho pensato di dare priorità al lavoro e che facilmente avrei ripreso un appuntamento più in là. Così è stato e la visita è avvenuta quindici giorni dopo. 

Ho fatto l’ecografia al seno e hanno notato un piccolo nodulo. Subito dopo mi hanno mandato a fare una mammografia e l’esito me l’hanno dato immediatamente: c’era qualcosa di poco chiaro e andava fatto d’urgenza un ago aspirato. 

Casualmente il mio compagno era venuto con me quel giorno, per la prima volta. Avevo sempre fatto tutto da sola, ma – chissà perché – a quella visita medica mi ero fatta accompagnare. Prima di fare la mammografia, come da prassi, mi hanno domandato se fossi incinta, e io ho risposto che avevo un ritardo, ma che no, non ero incinta”. 

Elena scopre di essere incinta

Era da un po’ che io e il mio compagno avevamo rapporti senza prendere precauzioni, la prima volta in vita nostra dopo dieci anni di fidanzamento! Non ne avevamo mai parlato “a tavolino”, però avevo visto in lui questa volontà e…insomma, non sarebbe successo niente se accadeva, anzi… Ma ero assolutamente convinta di non essere incinta. Dopo l’esame mi hanno detto di tornare a casa e di fare il test. “Come vai a casa e fai il test?!”. Non avevo mai fatto un test di gravidanza in vita mia; non sapevo neanche come fosse fatto e tantomeno come funzionasse. “Io questo test non lo voglio fare!!”. Sapevo di non essere incinta. Punto e basta. Per me era così. Volevo che fosse così! Il mio compagno ha insistito. Lo abbiamo comprato di pomeriggio e in me quella voce persisteva: “Non farlo, tanto non sei incinta!”. 

E invece… ricordo un silenzio e un’attesa estenuante, i famosi 5 minuti per me erano diventate ore; ricordo di aver strappato il test dalle mani del mio compagno e di aver visto il “+” quando ancora cercavo di capire il funzionamento. Mi ha guardata e mi ha detto con uno sguardo che non dimenticherò mai e la voce tremula: “Sei incinta!” e io mi ero già buttata nel letto a piangere a dirotto, un misto tra urla e pianto. Ho ancora la pelle d’oca. Piangeva anche lui, non l’ho mai visto piangere! Ci siamo abbracciati fortissimo, la testa che girava e uno strano senso di perdizione misto a gioia che saliva.   

Io avevo sempre pensato alla maternità come a una cosa bella: ancora ho il ricordo di mia sorella, di quando mio babbo mi chiamò per annunciarmi che era rimasta incinta e che sarei diventata zia. Un bel momento insomma! Io avrei immaginato di dire ai miei in modo festoso: “Anch’io vi regalerò dei nipotini!”, anche se sentivo questa idea ancora lontana da me. Non ti saprei descrivere esattamente lo stato in cui mi trovavo. Un misto di angoscia, frustrazione, il “non è come me lo immaginavo, non è così che lo volevo”.

Nel mio mondo perfetto non sarebbe dovuta andare così: programmare quando rimanere incinta, rimanere incinta … noi donne ci aspettiamo questo, “Non è vero?”. 

In realtà, poi capisci che non funziona così la vita. Il pensiero a quel punto, per me, non era quello dell’operazione: ce l’aveva fatta mia madre, potevo farcela anch’io! La mia confusione era piuttosto per quello che avrei dovuto affrontare rispetto alla gravidanza. 

Avrei dovuto abortire? Cosa avrei dovuto fare? 

Elena - Parte 2

Uscita: 27-03-2021

Elena - Parte 3

Uscita: 10-04-2021

Elena - Parte 4

Uscita: 24-04-2021

….

Alessia Maracci
Alessia Maracci
alessia.maracci@gmail.com
No Comments

Post A Comment